Articoli filtrati per data: Maggio 2021

Presentando la dichiarazione 730/REDDITI con il nostro aiuto è possibile detrarre le spese d’affitto sostenute esclusivamente per gli immobili adibiti ad abitazione principale. La normativa prevede cinque diverse casistiche di detrazione che variano in funzione dei soggetti che la richiedono e in particolare a seconda del reddito percepito durante l’anno. Inoltre, se il contratto di locazione è intestato a più soggetti, ciascuno di essi può beneficiare della detrazione “pro quota” (cioè in base alla quota del contratto intestata), facendo riferimento al proprio reddito complessivo.

DETRAZIONE PER L'AFFITTO : A CHI SPETTA?

DETRAZIONE IN CASO DI CONTRATTI IN LIBERO MERCATO

La prima casistica è quella della detrazione d’imposta per gli inquilini a basso reddito. Ai contribuenti, infatti, titolari di contratti di locazione stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431 del 9 dicembre 1998, spetta una detrazione pari a:

  • 300 euro, se il reddito complessivo non supera la soglia di 15.493,71 euro;
  • 150 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro, ma non alla soglia di 30.987,41 euro.


Se il reddito complessivo supera quest’ultimo importo non spetta alcuna detrazione. Il beneficio può essere fruito anche se il contratto è stato stipulato e automaticamente prorogato prima dell’entrata in vigore della Legge 431/1998, visto che in base all’art. 2, comma 6, si intende rinnovato ai sensi della stessa Legge. Analogamente, la detrazione può essere fruita anche se nel contratto di locazione non è menzionato il riferimento alla Legge. 

DETRAZIONE IN CASO DI CONTRATTI CONCORDATI

Se poi il contratto di locazione viene stipulato sulla base di appositi accordi definiti in sede locale fra le organizzazioni della proprietà edilizia e le organizzazioni dei conduttori maggiormente rappresentative a livello nazionale (cosiddetto “canone convenzionato o concordato"), la detrazione d’imposta è di:

  • 495,80 euro, se il reddito complessivo non supera la soglia di 15.493,71 euro;
  • 247,90 euro, se il reddito complessivo è superiore a 15.493,71 euro, ma non alla soglia di 30.987,41 euro. 

DETRAZIONE PER GIOVANI CHE VIVONO IN AFFITTO

C’è poi la casistica dei giovani che vivono in affitto. Rientrano in questo beneficio i soggetti compresi tra i 20 e i 30 anni, per i quali spetta (per i primi tre anni di canone) una detrazione fissa di 991,60 euro, a patto però che il reddito complessivo non sia superiore a 15.493,71 euro.
 

DETRAZIONE PER CHI TRASFERISCE LA RESIDENZA PER MOTIVI DI LAVORO

La normativa include inoltre il caso di quelle persone che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei tre anni antecedenti a quello di richiesta della detrazione. A vantaggio di questi contribuenti, infatti, è prevista una detrazione:

  • di 991,60 euro, se il reddito complessivo non supera i 15.493,71 euro;
  • oppure di 495,80 euro, se il reddito complessivo è compreso tra i 15.493,72 e i 30.987,41 euro.

Quest'ultima agevolazione, tuttavia, è applicata a condizione che:

  • il lavoratore abbia trasferito la propria residenza nel comune di lavoro o in un comune limitrofo
  • il nuovo comune si trovi ad almeno 100 chilometri di distanza dal precedente e comunque al di fuori della propria regione
  • la residenza nel nuovo comune sia stata trasferita da non più di tre anni dalla richiesta della detrazione.

La detrazione, poi, può essere fruita nei primi tre anni in cui è stata trasferita la residenza. Ad esempio, se il trasferimento della residenza è avvenuto nel 2011, la detrazione verrà applicata in relazione ai periodi d’imposta 2011, 2012 e 2013.

DETRAZIONE PER L'AFFITTO DI STUDENTI FUORI SEDE

C’è infine la casistica dei contratti di locazione stipulati dagli studenti universitari che frequentano atenei situati in Comuni diversi da quello di residenza. La detrazione, in tal caso, spetta nella misura del 19% ed è calcolabile su un importo non superiore a 2.633 euro. La condizione, però, e che gli immobili oggetto di locazione siano situati nello stesso comune in cui ha sede l’università o in comuni limitrofi. Essi inoltre devono essere distanti almeno 100 Km dal comune di residenza. Oltre ai contratti stipulati o rinnovati ai sensi della legge 431 del 9 dicembre 1998, la detrazione si applica anche ai canoni relativi ai contratti di ospitalità, nonché agli atti di assegnazione in godimento o locazione, stipulati con enti per il diritto allo studio, università, collegi universitari legalmente riconosciuti, enti senza fine di lucro e cooperative.

Per i contratti di sublocazione, la detrazione non è ammessa

 

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Calcolo retributivo, contributivo, misto: sono termini che tutti abbiamo sentito e, forse, molti non hanno approfondito perché il momento di andare in pensione è ancora lontano. Ma cosa c’è da sapere su questi sistemi così diversi di calcolo?

Facciamo chiarezza. Il sistema previdenziale italiano prevede ben tre sistemi di calcolo della pensione a seconda del percorso assicurativo e contributivo del soggetto che accede alla pensione. Facciamo il punto su ognuno di questi sistemi per conoscerli meglio e capire con quale dei tre sarà calcolata la tua futura pensione.

Il primo dato discriminante è la data di inizio dei versamenti previdenziali.
• Se non ho mai avuto contributi al 31 dicembre 1995, la mia pensione sarà calcolata con il sistema contributivo

  • Se al 31 dicembre 1995 posso far valere almeno 18 anni di contributi, la pensione sarà calcolata con il sistema retributivoper tutti i periodi maturati fino al 31 dicembre 2011
  • Il sistema misto (retributivo + contributivo)si applica a coloro che avevano meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 e, per i periodi successivi al 31 dicembre 2011, anche a coloro che avevano almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

Il sistema di calcolo retributivo

Per chi ricade nel sistema retributivo, la pensione è la somma di quote:
• Quota A: è determinata sulla base dell’anzianità maturata al 31 dicembre 1992, dalla media delle retribuzioni, rivalutate, degli ultimi cinque anni
• Quota B: è determinata sulla base dell’anzianità maturata dal 1° gennaio 1993, dalla media delle retribuzioni da lavoro dipendente, rivalutate, degli ultimi dieci anni. Per i lavoratori autonomi si considerano i redditi degli ultimi quindici anni

Il sistema di calcolo contributivo

Il calcolo con il sistema contributivo richiede la determinazione della retribuzione annua (o del reddito di impresa per i lavoratori autonomi) al fine di calcolare la contribuzione di ogni anno sulla base delle seguenti aliquote:
• Per i periodi da lavoro dipendente si considera il 33% della retribuzione imponibile previdenziale
• Per i periodi da lavoro autonomo viene considerata l’aliquota del 20 %, fino al 2011 e, dal 2018 il 24 % del reddito
• Per i periodi di attività parasubordinata e comunque per tutti i lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS, l’aliquota è del 27 % per gli anni 2012/2013 fino ad arrivare al 33% dal 2018

Dopo aver determinato la contribuzione annuale, si deve calcolare il montante contributivo che consiste nella somma dei contributi versati ogni anno, rivalutati applicando il tasso di capitalizzazione. Infine, viene applicato il coefficiente di trasformazione legato all’età del pensionamento ed alla speranza di vita.

Il sistema di calcolo misto

Il sistema misto è prodotto dalla somma, ai fini di un’unica pensione, delle quote calcolate a seconda dei periodi di contribuzione, con il sistema retributivo e con quello contributivo secondo questo schema:

Lavoratori con meno di 18 anni al 31 dicembre 1995
• Calcolo retributivo per le anzianità maturate al 31 dicembre 1995
• Calcolo contributivo per le anzianità maturate dopo 31 dicembre 1995

Lavoratori che al 31 dicembre 1995 avevano almeno 18 anni di contributi
• Calcolo retributivo per le anzianità maturate al 31 dicembre 2011
• Calcolo contributivo per le anzianità maturate dopo 31 dicembre 2011

Informarsi ed essere consapevoli grazie al Patronato ACLI
Gli Operatori del Patronato ACLI sono a completa disposizione per una consulenza su misura inerente la tua futura pensione: sappiamo bene che ogni carriera lavorativa è differente e le esigenze della vita sono diverse! 

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Fonte: Patronato Acli nazionale - Raffaele De Leo
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Uno stile di vita “neuroprotettivo”: attività fisica, alimentazione corretta, avere cura di sé e coltivare buone relazioni sociali

Anche il nostro cervello subisce, come tutti gli altri organi del corpo, un processo di naturale invecchiamento. Una diminuzione nell’efficienza di alcune funzioni cognitive, come la memoria, l’attenzione e la velocità di elaborazione delle informazioni che si manifesta con più o meno velocità con il passare degli anni. Queste manifestazioni sono fisiologiche e caratteristiche delle fasi avanzate della vita, in cui comunque altre funzioni cerebrali si mantengono integre. La comparsa di ragionamenti scombinati, disturbi del linguaggio, dell'orientamento e disturbi della personalità e del comportamento, caratterizzano invece situazioni patologiche, come i vari tipi di demenza che impediscono alla persona di condurre una vita autonoma. 

Gli studiosi e i ricercatori del settore ci informano che la causa del fisiologico invecchiamento cerebrale ma anche delle demenze patologiche è multifattoriale ed è fortemente legata agli stili di vita di ciascuna persona. Solo per le demenze patologiche si riconosce una componente genetica comunque minoritaria, che va dal 5% per l'Alzheimer al 20% per tutte le altre forme di demenza. Ci avvertono inoltre che l'attuazione di strategie per ritardare il fisiologico invecchiamento cerebrale produce effetti positivi anche in chi possiede alcune varianti genetiche che, come detto, possono aumentare il rischio di sviluppare demenza.

C'è poi unanimità tra gli studiosi di neuroscienze nel definire i comportamenti che possiamo mettere in atto per aiutare il nostro cervello a invecchiare più lentamente e preservare il più a lungo possibile le sue funzioni:

-una regolare attività fisica;

-una alimentazione corretta prevalentemente vegetale, privilegiando i cereali integrali;

-prendersi cura della propria salute fisica (in particolare di obesità e diabete e delle malattie cardiovascolari) e psicologica (ansia e depressione);

-coltivare le relazioni sociali;

-mantenere il cervello allenato e aumentare la propria “riserva cognitiva”.

E’ importante far lavorare il cervello durante tutta la vita, dopo il pensionamento e anche in età avanzata: leggere e studiare, informarsi, viaggiare, coltivare un hobby, cimentarsi in nuove esperienze e, in generale, non smettere mai di essere curiosi e di imparare.

La “riserva cognitiva” è una “dote mentale” che ciascuno di noi può costruirsi nel corso degli anni e che, una volta giunti all’età più avanzata, ha un effetto protettivo contro il declino cognitivo e altre problematiche a carico del cervello. Questa riserva è il risultato dell’accumulo nel tempo di conoscenze ed esperienze cognitivamente stimolanti che si traducono in meccanismi neurofisiologici. Infatti gli studiosi di neuroscienze ci dicono che l’utilizzo regolare delle facoltà cognitive durante la vita permette di stabilire un numero elevato di connessioni sinaptiche (collegamenti) tra i neuroni, le cellule del cervello, le quali diventano utili quando altre si deterioreranno per cause patologiche o connesse all’invecchiamento.

Tenendo conto delle considerazioni appena fatte, e consapevoli che gli incontri formativi, educazionali e culturali in presenza dovranno attendere ancora qualche mese, la Fap Acli di Vicenza ha attivato, all’ interno del sito web delle ACLI Vicentine, una sezione riservata ai propri soci e dedicata alla formazione permanente. Sono già disponibili video-incontri su come   invecchiare bene ed in salute con argomenti inerenti la prevenzione delle malattie e la promozione della salute e del benessere psico-fisico, attraverso soprattutto corretti stili di vita. Sono inoltre già disponibili video-incontri relativi ai temi ambientali e proposte di avviamento e addestramento all' utilizzo delle tecnologie digitali che stanno avendo un forte impatto nella nostra vita quotidiana. Abbiamo altresì già contattato vari esperti che ci proporranno prossimamente approfondimenti su argomenti culturali e artistici, di vita spirituale e di fede.

L'obiettivo di questa iniziativa riservata a tutti i soci della FAP vicentina è di fornire degli strumenti per aiutarci appunto ad invecchiare bene e in salute, restando attivi e ancora protagonisti nelle relazioni familiari e sociali.

Se ci sono suggerimenti e proposte di argomenti da approfondire, saremo lieti di accoglierli e studiarli con l'aiuto dei nostri esperti.

L’ accesso ai video-incontri formativi potrà essere effettuato dai soci FAP, attraverso il sito web delle Acli di Vicenza, cliccando in alto a destra sulla scritta FAP formazione e seguendo le istruzioni fornite. Dopo la registrazione nella piattaforma formativa, i soci FAP potranno vedere i video incontri in qualsiasi momento della giornata, secondo le disponibilità di tempo, potendoli rivedere anche più volte, qualora interessati.

 

 

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Il 2020 ed il 2021 saranno ricordati come un biennio di straordinaria importanza nelle vicende umane, a causa del drammatico manifestarsi della pandemia da Covid-19. In questi giorni il nostro Paese sembra avviarsi al ritorno ad una situazione generale di quasi normalità, per effetto dei positivi dati scientifici correlati alla forte riduzione dei contagi. Cercare di trarre un bilancio di un periodo così travagliato è un tentativo estremamente complesso, ma in primo luogo intendo evidenziare che, a mio avviso, le ferite provocate dall’emergenza Covid-19, con il loro strascico di decine e migliaia di morti in Italia e di milioni nel mondo, rappresenta la punta di un iceberg di sofferenze ancora più profonde e non tracciabili dai tamponi antigenici: lacerazioni psicologiche, drammi economici, deterioramento dei rapporti familiari, difficoltà ad immaginare un futuro e marginalizzazione di anziani e giovani, categorie più di altre colpite da un processo di atomizzazione sociale. Come ACLI di Vicenza aps siamo chiamati a dare ancora più valore alle tipiche fedeltà associative, che da sempre sono orientate al prendersi cura e a valorizzare la persona e le comunità. E’ necessario ripartire, allora, dalla riscoperta della socialità, della solidarietà e del mutuo aiuto tra le persone, dalla bellezza dell’incontro con l’altro e dal carisma che ciascuno può esprimere nel perseguimento del bene comune .

Prima di chiedere alle istituzioni, alla società organizzata ed alle infrastrutture dello Stato orientate alla tutela dei cittadini  in attuazione dei precetti costituzionali, le ACLI di Vicenza aps si interrogano quotidianamente su cosa possono fare per gli altri e la risposta è una sola: rimettere al centro le persone e le comunità e questo, gentili lettori sarà il nostro impegno quotidiano ora e negli anni a venire.

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Lunedì, 17 Maggio 2021 15:52

Stati Generali della natalità

Cari lettori, care lettrici,

lo scorso venerdì 14 maggio si sono svolti a Roma gli Stati Generali della Natalità, un evento promosso dal Forum delle Associazioni Familiari, dove si è discusso di una delle tematiche più importanti per il destino della nostra Italia: il declino demografico.

 

Quale futuro può avere una nazione dove nascono sempre meno bambini e l'aspettativa di vita, fortunatamente, migliora ogni anno? Chi potrà sostenere il sistema di welfare futuro, o il mostruoso debito pubblico italiano, se la forza lavoro sarà insufficiente a generare ricchezza?

 

Tanti quesiti ai quali, esperti e personalità del calibro di Papa Francesco e Mario Draghi, hanno cercato dare risposta. Sicuramente una presa di coscienza importante da parte della classe dirigente di questo Paese che, speriamo, possa far invertire quanto prima una vera e propria trappola demografica che si delinea all'orizzonte.

 

Di seguito potete trovare i link relativi ai vari interventi in modo che possiate approfondire ciò che più vi interessa. 

 

https://www.statigeneralidellanatalita.it/

 

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Il 23 marzo scorso, su iniziativa della vice presidente del Senato Paola Taverna, è nato ”Longevità. Prospettive socio-economiche”, un intergruppo parlamentare  composto dai rappresentanti di varie forze politiche e da numerosi enti e associazioni che da tempo si occupano della tutela degli anziani.  A farne parte è stata invitata anche la Fap- Acli, rappresentata dal Segretario Nazionale, il vicentino Serafino Zilio.

La  vice presidente del Senato ha richiamato e commentato il disegno di Legge già depositato da mesi presso il Senato, che si propone di far introdurre all’art. 31 della Costituzione gli anziani quale ulteriore categoria nei cui confronti la Repubblica assume l’impegno di intervenire fattivamente, tutelandoli e sostenendoli. “Vogliamo inserire all'art.31 un diretto richiamo alla persona anziana, vogliamo favorirne la più ampia partecipazione possibile alla vita sociale del Paese, impedendo che vengano emarginati e anzi facendo sì che possano vivere in autonomia e svolgendo un ruolo attivo”. L'Intergruppo - ha aggiunto la Senatrice Taverna, - “si pone l'obiettivo di raccogliere le diverse competenze ed esperienze per affrontare il tema della longevità da vari punti di vista, non lasciando alcun aspetto inesplorato e, soprattutto, dando la giusta attenzione all'enorme patrimonio che i nostri anziani rappresentano".

Gli over 65 sono da alcuni anni al centro dell'attenzione della società ed anche dei media: un esercito di quasi 14 milioni di persone, il 23% della popolazione italiana in costante crescita. L’Italia si colloca tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita a 65 anni - anche se non sempre in buona salute, fino a 84 anni per gli uomini e 87 per le donne, migliore di 1 anno in più per entrambi i generi rispetto alla media dell’Unione Europea. Questo contribuisce, accanto alla forte contrazione della natalità  (1,29 nascite per donna – Istat  2018),  all'invecchiamento della popolazione italiana (età media 45 anni,  10 anni fa era 43). L’invecchiamento della popolazione determina inevitabilmente una serie di problemi  sanitari, sociali, economici  che si intrecciano e si accompagnano all’aumento del carico delle malattie croniche proprie degli anziani (ma anche di molti under 65) come quelle cardiovascolari, il diabete mellito, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, le patologie neoplastiche e le malattie polmonari ostruttive, le quali comportano un massiccio aumento di consumo di farmaci, frequenti visite mediche e accessi  ospedalieri.

Nel 2019 la spesa sanitaria pubblica è stata di oltre 117  miliardi di euro e l' 80% ha riguardato malattie croniche. Quella privata ha superata quota 34 miliardi. (Rapporto sul monitoraggio sulla spesa sanitaria italiana 2020).  Accanto a questa, va considerata anche la cosiddetta spesa socio-sanitaria cioè quella caricata sul bilancio sociale ma a valenza sanitaria (comprende principalmente i costi per l'assistenza socio-sanitaria domiciliare ai fragili e non autosufficienti), che è stata nel  2017 di quasi 42 miliardi di euro, di cui circa il 25% ovvero, 12 miliardi, ha pesato sulle tasche delle famiglie italiane  (Report Gimbe 8/2019). Sia la spesa sanitaria che quella socio-sanitaria sono in crescita progressiva e costante.

Le malattie croniche hanno dunque un peso determinante nella costruzione della spesa sanitaria degli italiani, Ed è pure evidente che gli anziani sono in maggioranza affetti da malattie croniche. Ma una lettura superficiale e settaria di questi dati può portare a conclusioni inquietanti oltre che errate. Come i risultati di una ricerca del CENSIS del 2020, in piena pandemia da Covid-19,  in cui metà dei giovani intervistati avrebbe voluto penalizzare gli anziani nell’accesso alle cure e alle risorse pubbliche.  Inoltre il 35% dei giovani  si dichiarava convinto che sia troppa la spesa pubblica per gli anziani, dalle pensioni alla salute, a danno dei giovani. E' forte il rischio di una grande frattura intergenerazionale tra anziani e giovani proprio su temi di valore fondamentale come la salute e la sicurezza sociale che hanno rappresentato e devono ancora rappresentare i pilastri della coesione e solidarietà sociale, che reggono il welfare italiano, che tutti i Paesi ancora ci invidiano nonostante i tagli e gli stravolgimenti degli utimi anni. E'' evidente pertanto che la politica deve assumere pienamente le proprie responsabilità e farsi carico di rimarginare quanto prima questa rottura  attraverso politiche economiche e di lavoro che da un lato favoriscano l’occupazione giovanile e, dall’altro, contribuiscano a sviluppare un nuovo modello di welfare orientato alla tutela della salute di tutti i cittadini, con adeguate strutture, mezzi e personale di assistenza negli ospedali e nel territorio. La situazione demografica e socio-economica può inoltre essere compensata solo con la combinazione di altri due fattori: la gestione di politiche migratorie che favoriscano la stabilizzazione di persone in età lavorativa nei paesi europei e in Italia e una svolta epocale nelle politiche sociali che sia in grado di mutare i comportamenti degli individui e delle famiglie, intervenendo in particolare sull’innalzamento del tasso di fecondità. A  tal proposito si ritiene che la proposta di assegno unico per i figli possa diventare  uno strumento centrale e onnicomprensivo per il sostegno delle famiglie con figli, in sostituzione delle misure frammentarie fino ad oggi vigenti.

Ma oltre a queste strategie bisogna fare anche una azione di corretta informazione pubblica delle reali cause dei costi sanitari e socio-sanitari  che sono in continua crescita e che non sono affatto dovuti prevalentemente a cause demografiche e più specificatamente agli anziani.

E' in questo senso che ritengo vada letta l'attenzione che ora anche le istituzioni italiane ai più alti livelli rivolgono agli anziani con la volontà di favorirne la più ampia partecipazione possibile alla vita sociale del Paese” e di  abbandonare uno stereotipo che ha visto per molto tempo considerare gli anziani solamente un peso e un costo per la società.

E non è un caso che l'intergruppo parlamentare si sia costituito al Senato. Infatti nel gennaio 2018 proprio il Senato aveva prodotto l' importante Documento conclusivo dell'indagine conoscitiva sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale”,“ in cui al punto 17 si affermava che “ Le persone anziane sono una risorsa, non un rischio per la sostenibilità del sistema. Gli studi internazionali sulla dinamica della spesa sanitaria giungono tutti a una importante conclusione: l’invecchiamento della popolazione è un fattore di crescita della spesa sanitaria in grado di giocare un ruolo relativamente modesto nel medio lungo periodo, certamente inferiore a quello giocato dal fattore tecnologico, dall' aumento dei costi di produzione data l’alta intensità di lavoro, fattore produttivo difficilmente sostituibile; dallo sviluppo economico che aumenta l’attenzione delle persone al benessere e al contempo genera nuovi bisogni di salute e da un complesso insieme di fattori esogeni (istituzionali, politici, culturali, ecc.) di difficile identificazione. Si veda fra tutti lo Studio Oecd (Ocse 2013), il quale mostra che dal 1995 al 2009, la spesa sanitaria pubblica è cresciuta in termini reali del 4,3% all’anno, di cui solo 0,5 punti sono attribuibili al fattore demografico”.

Nella pratica quotidiana e nella vita dei nostri territori, gli over 65  sono da tempo una risorsa fondamentale per la nostra società: più di 1 milione di anziani attivi si dedicano al volontariato e circa 5 milioni si prendono cura di altri longevi, attivando così un virtuoso circuito di mutuo sostegno generazionale. I nonni italiani sono i più occupati in Europa nella cura dei nipotini mentre i genitori lavorano e nei momenti di emergenza, quando i bambini sono malati e 27,6 miliardi di euro annui è il calcolo del  valore dell’accudimento dei nipoti, un lavoro non pagato che è parte di una vera e propria economia sommersa, decisiva per il nostro paese dato che rappresenta un pilastro del welfare familiare di cui gli over 65 sono dunque protagonisti indispensabili. Ma oltre a questo, i longevi italiani costituiscono un vero e proprio ammortizzatore economico: circa 7 milioni e mezzo di anziani erogano soldi a figli e nipoti e 1 milione e 700.000 di loro lo fa regolarmente. La spesa degli over 65 è comunque molto articolata. Comprende, oltre all'aiuto ai figli, soprattutto i costi per la salute, visite e controlli medici, ma anche per il benessere personale e, da parte degli anziani “ancora giovani”, spese per attività culturali, hobby, turismo, viaggi e vacanze. Una spesa degli over 65 nel nostro Paese che  viene stimata in 200 miliardi, ovvero un quinto dell’intero ammontare dei consumi delle famiglie, cifra che entro il 2030, secondo le proiezioni di Confindustria, dovrebbe salire al 25% del totale. Insomma, un lavoro non pagato,  una solidarietà intergenerazionale e una spesa sempre maggiore in beni, servizi, consumi che sono parte di una vera e propria economia sommersa, che prende il nome di “silver economy” e che è decisiva per la ripresa e il benessere del nostro Paese.

“La costituzione dell’Intergruppo parlamentare dedicato alla Longevità, ci dice  il nostro Segretario nazionale Serafino Zilio, rappresenta un importante passo avanti  per favorire la massima partecipazione sociale di una fetta di popolazione destinata a diventare sempre più ampia. Siamo solo agli esordi, stiamo per arrivare al focus principale; inserire nella nostra legislazione una visione della popolazione longeva come risorsa da mettere in risalto e valorizzare in modo adeguato, a partire dalla integrazione dell’articolo 31 della Costituzione, fino all’istituzione di un Servizio Civile della Terza Età, al servizio della Casa Comune”.

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Naspi è una prestazione economica mensile a sostegno di chi si trova disoccupato per motivi indipendenti dalla sua volontà.
Si tratta di un’indennità che non spetta ai lavoratori che si dimettono – esclusi i casi di dimissioni per giusta causa – o che hanno interrotto il rapporto di lavoro con una risoluzione consensuale (salvo alcuni casi specifici di cui tratteremo a breve).

Possono beneficiare della Naspi i lavoratori dipendenti, gli apprendisti, i soci lavoratori di cooperativa, i dipendenti a tempo determinato delle Pubbliche Amministrazioni e il personale artistico con rapporto di lavoro subordinato.
Non ne hanno diritto i dipendenti a tempo indeterminato delle Pubbliche Amministrazioni e gli operai agricoli a tempo determinato o indeterminato.

Quali sono i requisiti necessari?

Chi rientra tra le categorie ammesse alla Naspi e ha perso involontariamente il lavoro, può richiedere l’indennità se possiede tutti i seguenti requisiti:
● è in stato di disoccupazione (cioè privo di lavoro e immediatamente disponibile allo svolgimento e alla ricerca di un’attività lavorativa);
● può far valere almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti all’inizio del periodo di disoccupazione;
● può far valere almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dalla loro durata oraria, nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione.

La Naspi spetta anche alla lavoratrice che ha dato le dimissioni durante il periodo di maternità – entro il 1° anno di vita del bambino – o dimissioni per giusta causa: ad esempio in caso di mancato pagamento della retribuzione, molestie sessuali subite sul luogo di lavoro, modificazioni peggiorative delle mansioni lavorative, mobbing, ecc.
In caso di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, la Naspi spetta solo se riconosciuta nell’ambito della procedura di conciliazione presso la Direzione territoriale del Lavoro, nell’ipotesi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, oppure a seguito di rifiuto del lavoratore al trasferimento ad altra sede della stessa azienda, distante più di 50 Km dalla propria residenza e/o raggiungibile in oltre 80 minuti con l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Con la Naspi vengono riconosciuti i contributi?
Per i periodi in cui il disoccupato percepisce l’indennità Naspi, viene riconosciuta la contribuzione figurativa calcolata in proporzione alla retribuzione del lavoratore negli ultimi 4 anni, entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi per l’anno in corso.

Rivolgiti agli sportelli del Patronato ACLI per le valutazioni relative alla tua situazione personale, i nostri operatori sono a tua disposizione. Trova la sede a te più vicina e prenota il tuo appuntamento, ti aspettiamo!

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Cos’è l’assegno unico?

L’assegno unico e universale è il nuovo benefit per i figli che entrerà in vigore dal primo luglio. Sarà riconosciuto a entrambi i genitori (metà ciascuno) per tutti i figli a carico dal 7° mese di gravidanza fino ai 18 anni di età. L'assegno spetta fino a 21 anni, ma con importo ridotto, se i figli studiano o sono impegnati in programmi di formazione, oppure svolgono il Servizio civile universale.

L’importo esatto e la sua modulazione in base ai redditi, così come le maggiorazioni, sono ancora da definire nei dettagli. La cifra massima, in ogni caso, non potrà essere inferiore a 250 euro al mese.

Perché unico?

L’assegno si chiama “unico” perché riunirà tutti i vari contributi riconosciuti già oggi alle famiglie con figli: dagli assegni familiari per i lavoratori dipendenti alle detrazioni per i figli a carico fino al bonus bebè e alle maggiorazioni per famiglie numerose.

Perché universale?

Ed è “universale” perché avrà una base fissa per tutti a prescindere dal reddito e un importo variabile aggiuntivo legato alle dichiarazioni Isee.

 A chi?

A tutti coloro che hanno figli, compresi lavoratori autonomi e incapienti, mentre oggi gli assegni familiari spettano solo a lavoratori dipendenti e pensionati, e le detrazioni per i figli a carico di fatto escludono gli incapienti.

Questi i principi fondamentali:

- cittadinanza italiana o essere cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno europeo, risiedere e pagare le tasse in Italia.

Le maggiorazioni

Il contributo di base prevede una serie di maggiorazioni: per i figli successivi al secondo, per le madri con meno di 21 anni, per i figli disabili (aumento tra il 30% e il 50%).

Il nostro consiglio?

Consigliamo vivamente di provvedere in questi mesi a recarsi presso i nostri uffici per l'elaborazione del modello ISEE indispensabile per la richiesta dell'Assegno oppure di utilizzare il nostro servizio a distanza inviando tutti i documenti necessari tramite email al seguente indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure tramite il portale www.caf.acli.it

Come prendere appuntamento?

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Lunedì, 03 Maggio 2021 12:56

Un nuovo canale per comunicare con voi

Gentili lettori, Gentili lettrici,

Sappiamo tutti come questo anno di pandemia, tra le molte fratture che ha generato, ha portato ad una riduzione delle possibilità di relazioni interpersonali: come privati cittadini abbiamo dovuto, e dobbiamo tutt’ora, seguire regole stringenti e severe sulla nostra possibilità di spostarci e di incontrare amici e famigliari. I nostri Circoli hanno dovuto sospendere le loro attività, così come per tutta una serie di eventi aperti al pubblico (cerimonie, cinema, teatri, attività culturali varie) è stato imposto l’annullamento o la realizzazione telematica degli stessi.

Proprio queste difficoltà, e la necessità di mantenere vivo il rapporto con tutti coloro che si relazionano, in vari modi, con il Sistema delle Acli di Vicenza, ci ha portato a pensare e realizzare una newsletter che servirà a mantenere costante la comunicazione tra le Acli, la Fap Acli, l’US Acli, i Circoli, i servizi di Caf e Patronato che promuoviamo in Provincia, e tutti voi, soci e clienti, che sostenete o siete venuti a contatto con la nostra realtà.

Vi aggiorneremo sulle attività che realizzeremo nel nostro territorio, ma anche sulle novità legislative, riguardanti principalmente il campo della fiscalità e della previdenza, che più vi potrebbero interessare.

Crediamo che questo nuovo servizio possa essere un importante strumento di aggiornamento e di conoscenza, consapevoli che nulla può superare il valore dell’incontro fisico tra le persone, ma che in tempi come quelli che stiamo vivendo non possiamo non tentare strade nuove al fine di consolidare legami nel segno dei valori che come Acli portiamo avanti.

Buona lettura

Carlo Cavedon

Presidente Provinciale ACLI di Vicenza aps

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