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Lunedì, 10 Gennaio 2022 15:16

Assistenza agli anziani non autosufficienti e Legge di Bilancio 2022: un percorso lungo e accidentato

UN NUOVO QUADRO NORMATIVO CON IMPORTANTI NOVITA’ PER CREARE UNA RETE DI SOSTEGNO A FAVORE DEGLI ANZIANI, DEI DISABILI E DELLE LORO FAMIGLIE.

RESTA IL NODO DEI FINANZIAMENTI, DECISAMENTE INSUFFICIENTI RISPETTO ALLE ESIGENZE DOCUMENTATE DAI TERRITORI E DALLE ASSOCIAZIONI, A FRONTE DI UNA FASCIA DI POPOLAZIONE DI 16,4 MILIONI

Il Parlamento italiano, a fine anno, ha approvato il disegno di legge di Bilancio per l'anno 2022. In attesa della sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è possibile, sulla base di quanto letto ed ascoltato dai media formulare alcune prime riflessioni per quanto riguarda gli interventi relativi alle persone anziane, a quelle con disabilità e le loro famiglie. Gli stanziamenti approvati ammontano a circa un miliardo di euro aggiuntivi con l'istituzione di nuovi fondi specifici che tendono a fornire sostegno concreto sia alle politiche per l’inclusione, con la realizzazione di progetti di vita indipendente e sia al sostegno delle persone con disabilità e delle loro famiglie.

Sono numerosi gli interventi che modificano l’attuale quadro normativo ed in principal modo riguardano:

  • Anziani non autosufficienti e LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali);
  • Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità;
  • Fondo per l’assistenza all’autonomia e alla comunicazione degli alunni con disabilità e trasporto scolastico degli alunni con disabilità;
  • Fondo per la cura dei soggetti con disturbo dello spettro autistico;
  • Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità;
  • Incentivi alle federazioni sportive;
  • Offerta turistica e disabilità;
  • Contributi ad associazioni e organizzazioni.
  • Detrazione delle spese per l’eliminazione delle barriere architettoniche;

Vari commi della legge di bilancio sono riservati al tema degli anziani non autosufficienti, persone di età avanzata, non più in grado di prendersi cura autonomamente degli aspetti essenziali della propria vita e cioè del benessere psico-fisico, nella propria abitazione. In Italia gli over 65 complessivamente sono 13,8 milioni (il 23% della popolazione) e i non autosufficienti sono all'incirca 2,6 milioni, prevalentemente ultrasettantacinquenni.

Si dedicano inoltre vari commi alla realizzazione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS).  Ed era inevitabile che ci fosse un immediato riferimento al PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) italiano approvato dalla UE: Infatti, oltre alla riforma indicata come “legge quadro sulla disabilità”, include nella stessa Missione 5 la riforma relativa alle persone anziane non autosufficienti da attuarsi entro il 2023.

Un importante passo avanti è rappresentato dalla definizione che la legge fa dei LEPS, validi per tutto il territorio nazionale:  “I livelli essenziali delle prestazioni sociali (LEPS) sono costituiti dagli interventi, dai servizi, dalle attività e dalle prestazioni integrate che la Repubblica assicura  (sulla base di quanto previsto dall’artico 117 della Costituzione e in coerenza con i princìpi e i criteri indicati agli articoli 1 e 2 della legge 8 novembre 2000, n. 328, “Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”), con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità.”

I LEPS devono essere realizzati dagli Ambiti Territoriali Sociali comunali (ATS che corrispondono di norma ai territori dei Distretti socio-sanitari), che costituiscono, a detta del Legislatore, la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS medesimi.

 

La presa in carico da parte dei servizi, sia sociali che sociosanitari, delle persone non autosufficienti dovrà avvenire attraverso i PUA, i Punti Unici di Accesso gestiti dalle Aziende Socio Sanitarie Locali e dagli ATS. I PUA avranno la sede operativa presso le articolazioni del servizio sanitario denominate “Case della comunità” (previste tra le strutture territoriali nel PNRR).
Presso i PUA dovranno operare équipe integrate fra Servizio sanitario nazionale e ATS. Tali équipe assicurano la funzionalità delle unità di valutazione multidimensionale (UVM). Le UVM avranno il compito di valutare la capacità bio-psico-sociale dell’individuo, anche al fine di delineare il carico assistenziale per consentire la permanenza della persona in condizioni di non autosufficienza nel proprio contesto abitativo di vita in condizioni di dignità, sicurezza e comfort, riducendo il rischio di isolamento sociale e il ricorso ad ospedalizzazioni non strettamente necessarie.
Sulla base di queste valutazioni, con il coinvolgimento della persona in condizioni di non autosufficienza o di chi lo rappresenta, dovrà essere definito il Progetto di Assistenza Individuale integrata (PAI), contenente  i compiti e le modalità di svolgimento dell’attività degli operatori sanitari, sociali e assistenziali nella presa in carico della persona, nonché l’apporto della famiglia e degli altri soggetti che collaborano alla sua realizzazione.

Nella legge vengono anche indicati nel dettaglio i servizi socio-assistenziali volti a promuovere la continuità e la qualità di vita a domicilio delle persone anziane non autosufficienti, comprese le nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane. Saranno erogati dagli ATS: assistenza domiciliare sociale e assistenza sociale integrata con i servizi sanitari;  soluzioni abitative, anche in coerenza con la programmazione degli interventi del PNRR, mediante ricorso a nuove forme di coabitazione solidale delle persone anziane; rafforzamento degli interventi delle reti di prossimità intergenerazionale e tra persone anziane, adattamenti dell’abitazione alle esigenze della persona con soluzioni domotiche e tecnologiche che favoriscono la continuità delle relazioni personali e sociali a domicilio, compresi i servizi di telesoccorso e teleassistenza; servizi sociali di sollievo per le persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie, quali: il pronto intervento per le emergenze temporanee, diurne e notturne, in sostituzione degli assistenti familiari, in occasione di ferie, malattia e maternità; l’attivazione e l’organizzazione mirata dell’aiuto alle famiglie valorizzando la collaborazione volontaria delle risorse informali di prossimità e quella degli enti del Terzo settore; la messa a disposizione di strumenti qualificati per favorire l’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro degli assistenti familiari.

 

Il Fondo per le non autosufficienze previsto dalla Legge di Bilancio viene integrato con 115 milioni di euro per l’anno 2022; 200 milioni per l’anno 2023; 250 milioni per l’anno 2024 e 300 milioni di euro a decorrere dall’anno 2025.

La Legge di Bilancio stanzia dunque poco più di un terzo dei fondi che una cinquantina di Associazioni che formano il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza aveva chiesto negli incontri col Governo, per il 2022, per i servizi domiciliari sociali erogati dai Comuni agli anziani non autosufficienti e per iniziare a realizzare nei territori quelle risposte unitarie e integrate, tra Comuni e Asl, che rappresentano la migliore risposta per gli anziani.

Nel complesso i 115 milioni di euro - appena lo 0,38% dei circa 30 miliardi stanziati dalla Legge di Bilancio - si tradurranno in 39,65 euro per ognuno dei 2,9 milioni di anziani non autosufficienti che si contano in Italia. Il nostro Paese destina a non autosufficienti e disabili il 2,5% del Pil contro il 3,5 dei Paesi Ocse mentre Francia, Germania e Gran Bretagna superano il 4%. I 300 milioni chiesti erano la quota necessaria per dare un rafforzamento stabile ai servizi di assistenza domiciliare erogati dai Comuni e iniziare a realizzare davvero, già nel 2022, quella riforma della non autosufficienza prevista dal PNRR; ad oggi le risorse sul Sad (Servizio assistenza domiciliare) dei Comuni continuano ad essere spropositatamente inferiori rispetto a quelle esistenti e in arrivo sull’Adi, perpetuando così un modello che punta solo sul sanitario e sull’emergenza. “Dopo l’attenzione che la non autosufficienza aveva avuto in primavera, nel Pnrr, il tema sta tornando indietro nell’agenda e nella sensibilità della politica” è il commento amaro di Cristiano Gori, coordinatore del Patto. “I 300 milioni sarebbero serviti per avviare nei territori il percorso di cambiamento da sancire con la successiva riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti, prevista nel PNRR entro il 2023 e attesa da oltre 20 anni. Pur in presenza di risorse che consideriamo totalmente inadeguate, auspichiamo che la riforma non sia ancora una volta concepita come un mero adempimento formale ma rappresenti quel deciso salto in avanti di cui il settore ha bisogno”.

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