Articoli filtrati per data: Settembre 2021

Nel mese di dicembre 2021 troviamo in scadenza alcune opportunità di uscita anticipata dal mondo del lavoro come Quota 100, Opzione donna e Ape sociale. Quota 100 non verrà più rinnovata per il 2022 (così orami sembra certo) mentre per Opzione Donna e Ape Sociale siamo in attesa di capire se verranno prorogate anche per l’anno prossimo. Vediamo quali requisiti sono necessari per accedere a queste tipologie di pensione entro il 31 dicembre 2021. 

Quota 100, come funziona

È possibile utilizzare tale uscita pensionistica se si hanno 62 anni di età anagrafica e 38 anni di contribuzione. Tali requisiti devono essere maturati entro e non oltre il 31/12/2021 in quanto tale prestazione non è più stata rinnovata per i prossimi anni. Manterranno quindi la possibilità, anche per l’anno prossimo, di potervi accedere, coloro che hanno maturato o matureranno i requisiti entro il 2021 fino ad esaurimento dei fondi stanziati per tale misura. 

Opzione donna 2021, come funziona

Sia le donne del settore pubblico che del settore privato, possono accedere a pensione con 58 anni di età anagrafica e 35 anni di contribuzione e una finestra di 12 mesi prima di percepire il primo pagamento pensionistico. Per le lavoratrici autonome invece si necessita di 59 anni di età anagrafica e 18 mesi di finestra di attesa. Il requisito anagrafico e contributivo, attualmente, deve essere raggiunto entro il 31/12/2020. Il conteggio economico della pensione sarà puramente contributivo. 

Ape sociale 2021, come funziona

Le condizioni per accedere a questa prestazione è avere almeno 30 anni di contribuzione versati ed essere o titolari di un’invalidità pari o superiore al 74%, o avere un parente di primo grado convivente da almeno 6 mesi titolare di legge 104 o un parente e affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i settanta anni di età oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti o mancanti oppure essere disoccupato e avere terminato l’intera prestazione naspi da almeno 3 mesi. 

In alternativa aver raggiunto 36 anni di contribuzione e svolgere da almeno sei anni negli ultimi sette anni oppure per la metà della vita lavorativa un lavoro ritenuto per gravoso. 

Oltre a tale requisito contributivo è necessario aver compiuto 63 anni di età anagrafica.  

Inoltre per quanto riguarda le donne, è prevista una riduzione dei requisiti contributivi richiesti per l’accesso all’APE sociale, pari a 12 mesi per ciascun figlio, nel limite massimo di 2 anni (cd. APE sociale donna).  

Tale sussidio consiste in un assegno di accompagnamento sino alla pensione di vecchiaia erogato direttamente dall’Inps per 12 mesi all’anno il cui valore è pari all’importo della rata mensile della pensione calcolata al momento dell’accesso all’indennità stessa. Il sussidio non può in ogni caso superare l’importo massimo mensile di 1.500 euro lordi non rivalutabili annualmente. 

Una consulenza personalizzata

Gli operatori del Patronato ACLI sono a tua disposizione per una consulenza previdenziale personalizzata e per assisterti in tutte le fasi di presentazione della domanda di pensione, perché nulla va lasciato al caso.

Prenota il tuo appuntamento oppure trova la sede a te più vicina, ti aspettiamo!

Katia Marazzina

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Una lodevole collaborazione tra INPS, Poste Italiane e Carabinieri a favore di anziani e pensionati

La riscossione in contanti può essere fatta dai Carabinieri su delega scritta del pensionato

Per una verifica degli aumenti e delle trattenute è utile contattare il Patronato Acli

In tempi di pandemia da Covid, il divieto di assembramenti, l'uso delle mascherine, il rispetto della distanza di sicurezza di almeno 1 metro e di altre norme igienico sanitarie ha messo in crisi anche alcune semplici azioni abitudinarie che i nostri anziani e pensionati compivano con uno zelo e con un particolare gradimento, come per esempio recarsi agli sportelli delle Poste per il ritiro della pensione in contanti. Incuranti della fila, del tempo di attesa, del caldo o del freddo e anche dei rischi di imbattersi in qualche malintenzionato pronto a sottrargliela. Il rito del ritiro della pensione era sentito anche come l'occasione di incontrare vecchi compagni di lavoro e socializzare le ultime notizie della propria famiglia e della comunità. Tutto questo è cambiato, alla luce degli obblighi di legge richiesti dalle autorità sanitarie e scientifiche introdotti proprio a tutela soprattutto delle persone anziane e dei più fragili.

Uno sforzo congiunto di INPS, Poste Italiane e Carabinieri sta comunque garantendo da molti mesi la regolarità e sicurezza dei pagamenti in contante delle pensioni per pensionati ed anziani.

Con una Ordinanza del 23 agosto scorso, il Direttore della Protezione Civile ha confermato gli anticipi dei pagamenti delle pensioni fino al mese di ottobre incluso.   Tale ordinanza è la prosecuzione delle misure straordinarie adottate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri fin dal 18 marzo 2020 in cui, tra l'altro si leggeva:

”.... CONSIDERATO l’ingente numero di cittadini che in Italia percepiscono le prestazioni previdenziali corrisposte dall’INPS attraverso consegna di contante presso gli sportelli di Poste  Italiane S.p.A.....” “… RITENUTO pertanto necessario consentire un progressivo scaglionamento e accesso contingentato dell’utenza presso gli Uffici di Poste Italiane S.p.A. mediante l’anticipo dei termini di pagamento dei trattamenti pensionistici, degli assegni, delle pensioni e delle indennità di accompagnamento erogate agli invalidi civili … il pagamento è anticipato…”. 

Era seguito un elenco di date e mensilità che si sono via via ripetute fino all’ordinanza n.23 dello scorso agosto, che riporta le seguenti nuove date:

Settembre 2021 è stato anticipato al 26 agosto 2021

Ottobre 2021 è anticipato al 27 settembre 2021

Novembre 2021 è anticipato al 25 ottobre 2021

Sono anticipati anche gli accrediti sui conti correnti postali per chi possiede uno degli strumenti di Poste italiane ossia:

  • Libretto di risparmio postale
  • conto Banco Posta
  • Carta PostePay Evolution

Le Poste Italiane precisano che trattandosi solo di un’anticipazione del pagamento, il diritto legale matura, comunque, il primo giorno bancabile del mese. Di conseguenza, nel caso in cui, dopo l’incasso, la somma dovesse risultare non dovuta, l’INPS ne richiederà la restituzione.

SI ricorda inoltre un altro servizio importante per la riscossione della pensione in sicurezza, garantito ai pensionati più anziani e grazie ad una convenzione con l'Arma dei Carabinieri.

Da maggio 2020 è stato previsto che i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli Uffici Postali e che riscuotono normalmente la pensione in contanti, che non hanno delegato altri soggetti, possono ricevere l'importo a casa, delegando al ritiro i Carabinieri. Il servizio è gratuito e va richiesto chiamando il numero verde 800 55 66 70 messo a disposizione da Poste oppure chiamando la più vicina Stazione dei Carabinieri per richiedere maggiori informazioni e concordare le modalità. Per usufruire del servizio è infatti necessario che il pensionato rilasci una delega scritta ai Carabinieri.

Vi sono altre informazioni importanti che riguardano il Cedolino di Settembre rispetto alle quali con l'aiuto degli operatori del Patronato Acli potete entrare nel dettaglio. Anticipiamo che sono presenti sia delle maggiorazioni che delle trattenute che la semplice verifica dell’importo accreditato non evidenzia: il 15 settembre è stata infatti l’ultima data utile per l’invio dei redditi 2017 e 2018 richiesti, pena una trattenuta di 14 euro o il 10% della pensione; gli interessati, comunque, si sono già visti recapitare una comunicazione che paventa la revoca definitiva delle prestazioni per gli anni di riferimento e il recupero dell’indebito calcolato. Vi sono poi delle maggiorazioni per gli Assegni al Nucleo Familiare. Per i Dipendenti Pubblici c’è in pagamento l’assegno sostitutivo dell’accompagnatore militare, sono presenti le trattenute sulle imposte locali e quelle personali IRPEF, e altre operazioni fiscali qualora si sia scelto l’INPS quale sostituto d’imposta. Anche su questi aspetti, il CAF e il Patronato Acli sono a completa disposizione per eventuali vostri dubbi.

“Sanità Km zero”: attenzione alla scadenza

Ricordiamo a tutti i nostri lettori che le credenziali per entrare nell’app Sanità Km zero, usata da molti pazienti per la richiesta ai medici curanti di prescrizione dei farmaci e per il ritiro di medicinali in farmacia, scadranno a fine settembre. Dal 1° di ottobre 2021 sarà possibile entrare solo con SPiD o con la Carta d’Identità Elettronica. Si ricorda altresì che per richieste di informazioni e assistenza sui servizi Sanità km zero è attivo un canale regionale veneto dedicato, raggiungibile all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Prende dunque sempre più piede la “sanità elettronica” chiamata anche “telemedicina” di cui se ne sta parlando molto anche a seguito dell'avvio della fase di attuazione degli obiettivi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Anche per questi motivi, e per aiutare i propri associati a utilizzare al meglio gli strumenti digitali ed informatici, la Fap Acli di Vicenza ha attivato dei corsi gratuiti di alfabetizzazione informatica, una vera “ Palestra Digitale”. Chi fosse interessato può avere altre informazioni scrivendo all'indirizzo email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

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Il contributo viene concesso alle famiglie per la copertura totale o parziale della spesa per l'acquisto dei libri di testo, adottati dalle scuole nell'ambito dei programmi di studio.

A chi è rivolto
Il contributo è rivolto agli studenti residenti nella Regione del Veneto che frequentano, nell'anno scolastico-formativo 2021/2022, le istituzioni:

  • scolastiche statali secondarie 1° e 2° grado;
  • scolastiche paritarie (private e degli enti locali) secondarie di 1° e 2° grado;
  • scolastiche non paritarie incluse nell'Albo regionale "Scuole non paritarie" (D.M. 28/11/2007, n 263) secondarie di 1° e 2° grado;
  • formative accreditate dalla Regione del Veneto che erogano percorsi triennali o i percorsi quadriennali di istruzione e formazione professionale di cui al D.Lgs. n. 226/2005, compresi i percorsi del sistema duale attivati in attuazione dell'Accordo in Conferenza Stato-Regioni del 24/09/2015.

Ulteriore requisito necessario è che la famiglia dello studente abbia un Isee che rientra in una delle fasce sotto indicate:

  • fascia 1: da € 0 a € 10.632,94 contributo massimo concedibile € 200,00;
  • fascia 2: da € 10.632,95 a € 18.000,00 contributo massimo concedibile € 150,00.

Come prendere appuntamento per elaborare il modello isee?

Clicca qui per verificare i 4 modi per prendere appuntamento e scarica da qui i documenti che occorrono per l'ISEE 2021

Approfondimenti sul sito della Regione del Veneto per leggere il bando integrale.

 

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Quali sono le prestazioni di invalidità erogate dall’INPS? Che requisiti bisogna avere per fare le domande? Le prestazioni previdenziali INPS per l’invalidità a favore dei lavoratori sono due: l’assegno di invalidità e la pensione di inabilità.

Per presentare le domande, è necessario richiedere al proprio medico il certificato telematico Mod. SS3. Con la copia del certificato medico e l’ultima dichiarazione dei redditi personale e del coniuge, puoi rivolgerti alla sede del Patronato ACLI più vicina che trasmetterà la domanda all’INPS e ti assisterà per tutti gli adempimenti successivi sempre gratuitamente.

I requisiti

Requisito sanitario: può richiedere l’assegno chi, a causa di infermità o difetto fisico o mentale, abbia la capacità lavorativa ridotta a meno di un terzo.

Requisito contributivo: per presentare la domanda bisogna avere maturato almeno 260 contributi settimanali (cinque anni di contribuzione e assicurazione) di cui 156 (tre anni di contribuzione e assicurazione, anche non consecutivi) nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda.

L’assegno ordinario di invalidità

  • È compatibile con l’attività lavorativa e non è necessario cessarla per richiederlo.
  • Il diritto alla prestazione può essere perfezionato anche con contribuzione estera maturata in Paesi dell’Unione europea o in Paesi extracomunitari convenzionati con l’Italia. In tal caso, l’accertamento del diritto a pensione può essere effettuato con la totalizzazione internazionale dei periodi assicurativi italiani ed esteri. In questo caso però, l’importo dell’assegno verrà calcolato in proporzione ai contributi accreditati nell’assicurazione italiana ed alle retribuzioni corrispondenti.
  • L’assegno di invalidità ha validità triennale. Il titolare dell’assegno può chiedere il rinnovo prima della data di scadenza e, dopo tre riconoscimenti consecutivi, l’assegno di invalidità è confermato automaticamente, salvo le facoltà di revisione da parte dell’INPS.
  • Al compimento dell’età pensionabile, ed in presenza di tutti i requisiti, l’assegno ordinario di invalidità viene trasformato in pensione di vecchiaia.

Decorrenza

L’assegno ordinario di invalidità decorre dal 1° giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda se risultano soddisfatti tutti i requisiti sia sanitari che amministrativi.

Importo

L’importo mensile viene determinato con il sistema di calcolo misto, una quota calcolata con il sistema retributivo ed una quota con il sistema contributivo oppure, se il lavoratore ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 31 dicembre 1995, con il sistema contributivo.

Prenota un appuntamento

Gli operatori del Patronato Acli sono a tua disposizione per un’assistenza e consulenza personalizzata, al fine di poter richiedere le prestazioni alle quali hai diritto sulla base della tua situazionePrenota il tuo appuntamento oppure trova la sede a te più vicina, ti aspettiamo!

Raffaele De Leo

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Ingenti risorse per qualificare tutto il sistema sanitario, in una logica di investimento in gran parte sostenuto da un prestito che va restituito

 Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), approvato dalla Commissione europea, rappresenta una occasione per dare un nuovo volto al Servizio Sanitario Nazionale in particolare per quanto riguarda la medicina territoriale che anche con la pandemia da Covid 19 ha messo in evidenza tanti ritardi e carenze.

ll PNRR  è entrato ora  nella fase di  gestione delle ingenti risorse da utilizzare per la ripartenza del Paese. La disponibilità complessiva del Piano è di circa 235 miliardi di euro per le “Sei Missioni” previste, dei quali 20,23 miliardi per la Missione 6, quella relativa alla Salute, inclusi i finanziamenti del Fondo Complementare che si aggiungono al PNRR e quelli che vengono  finanziati da risorse nazionali, nel quadro dell'iniziativa di assistenza alla “ripresa per la coesione e i territori d'Europa” (REACT-EU).

Non si deve dimenticare però che più del 60% delle risorse complessive è rappresentato da prestiti che saranno le generazioni future a dover restituire.

 Questo sottolinea la enorme responsabilità della classe politica e dirigente, nella definizione delle priorità e delle logiche di spesa e di investimento. Le risorse arrivate dall'Europa e impiegate nel nostro Paese dovranno garantire un effettivo sviluppo di lungo periodo, generando crescita economica e sociale in modo da sostenere e ripagare il debito contratto.

E, per quanto riguarda l’ambito Salute, c’è la necessità di iniziare a considerare il termine investimento nel senso più ampio, considerando non solo gli aspetti infrastrutturali (edilizia, tecnologie mediche,  dell'informazione e della comunicazione, etc.), ma anche e soprattutto l’aspetto della formazione  delle “professionalità coinvolte” e prestando anche particolare attenzione alle attuali carenze nella organizzazione e nelle caratteristiche dei servizi, dei processi e nello sviluppo di competenze tecnico-specialistiche necessarie, oggi insufficienti nel SSN (ad esempio in campo manageriale, in ambito di gestione delle strutture intermedie e territoriali, nell’area digitale, etc.). Su questi temi si sta aprendo giustamente il dibattito sulle opportunità offerte dal PNRR e, soprattutto, su come sviluppare il complesso di governance che dovrà gestire le ingenti risorse messe in campo.

 La Missione Salute nel PNRR

La Missione 6, come detto, è dedicata alla Sanità dove gli investimenti previsti dovrebbero servire a risolvere quelle criticità del nostro sistema sanitario che secondo le analisi degli studiosi del settore, rappresentano i veri punti deboli del sistema sanitario italiano e che possono essere sintetizzate come segue:

-significative disparità territoriali (interregionali e intraregionali) nell’erogazione dei servizi, in particolare in termini di prevenzione e assistenza sul territorio;

-mancata o insufficiente integrazione tra servizi ospedalieri, servizi territoriali e servizi sociali;

-tempi di attesa elevati per l’erogazione di prestazioni sanitarie diagnostiche e terapeutiche.

 Macro obiettivi

 Sulla base di queste criticità sono stati individuati due macro-obiettivi principali:

-il potenziamento dell’assistenza territoriale, compresa una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali, attraverso anche la creazione di nuove strutture (come Ospedali di Comunità e Case della Comunità); il rafforzamento dell’assistenza domiciliare; lo sviluppo della telemedicina;

-la digitalizzazione e il rafforzamento del capitale umano del Sistema Sanitario Nazionale attraverso un forte impulso alla ricerca e alla formazione.

 

Il modello di “governance” per l’attuazione della Missione  ,  deve fare i conti con altri due fattori cruciali:  il forte decentramento  nella progettazione, programmazione e gestione di attività e servizi, che vede  le Regioni protagoniste e principali responsabili, con il sistema delle aziende sanitarie,  dell'attuazione degli obiettivi.

Il secondo fattore è legato al fatto che i finanziamenti europei devono essere utilizzati entro 5 anni. Questo richiede da un lato capacità di elaborare innovazioni e cambiamenti da finanziare che siano convincenti agli occhi della Commissione europea, ma anche che siano supportati da una progettazione esecutiva efficace per ogni singolo intervento, così da essere attuati nelle singole aziende sanitarie locali, anche nei contesti regionali più problematici.

 Le Case della Comunità: un punto di forza del cambiamento

Nell'ambito del macro-obiettivo che prevede il potenziamento della assistenza territoriale, un obiettivo sicuramente ambizioso ma altrettanto importante è la realizzazione delle Case della Comunità.  

Secondo quanto previsto dal PNRR, le Case della Comunità sono strutture sanitarie in grado di erogare servizi e interventi con una modalità multidisciplinare, di carattere sanitario e sociale e di integrazione sociosanitaria.  In queste strutture, il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta lavorano in équipe, in collaborazione con gli infermieri di famiglia, gli specialisti ambulatoriali e gli altri professionisti sanitari quali logopedisti, fisioterapisti, dietologi, tecnici della riabilitazione e altri. La presenza degli assistenti sociali nelle Case della Comunità rafforzerà inoltre il ruolo dei servizi sociali territoriali nonché una loro maggiore integrazione con la componente sanitaria assistenziale.

Le Case della Comunità (una ogni ventimila abitanti) dovranno occuparsi della prevenzione e della promozione della salute in particolare delle persone fragili, degli anziani e dei malati cronici e della presa in carico attraverso i programmi di assistenza domiciliare anche di malati complessi e critici come, ad esempio, i neoplastici in trattamento palliativo, gli insufficienti respiratori in ventilazione meccanica, i nefropatici in trattamento dialitico. Gestiranno anche i servizi dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari, secondo un approccio di medicina di genere. Potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziani e fragili.

 Il Veneto, prima regione in Italia, già con l'approvazione del Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016, aveva rilanciato la funzione dei medici di medicina generale, con l'adozione del modello aggregativo: le Medicine di Gruppo integrate e le Utap. Queste associazioni avevano rappresentato il primo abbozzo delle istituende Case della Comunità con risultati clinici, di risparmio economico e di soddisfazione degli utenti, lusinghieri. Si erano diffuse a macchia di leopardo nelle Unità Locali Socio Sanitarie del territorio regionale ma il loro sviluppo era stato fermato dalla stessa Regione per gli “alti costi di realizzazione” pur in presenza appunto dei significativi risultati raggiunti.

Con quali soldi?

Dopo la fase di avviamento si dovranno reperire ulteriori risorse soprattutto per il personale

 L’investimento tramite i fondi europei prevede l’attivazione in tutto il territorio nazionale di 1.288 Case della Comunità (105 per il Veneto) entro la metà del 2026.

Ogni Casa della comunità costerà a livello strutturale e tecnologico circa 1,6 milioni di euro.  Il costo complessivo dell’investimento è stimato in 2 miliardi di euro.

Tenuto conto che all’interno della Casa della Comunità vi saranno 5 unità di personale amministrativo, 10 medici di medicina generale e 8 infermieri, nel complesso serviranno 6.440 amministrativi e 10.091 infermieri in più. Queste figure professionali saranno implementate quando le Case della Comunità saranno diventate operative a pieno titolo, e quindi nel 2027 per cui il PNRR non prevede risorse per il loro finanziamento, dato che il suo effetto si esaurisce nel 2026. Inoltre, le risorse che dovranno finanziare l’assunzione di 16.531 persone dal 2027 sono molto incerte. Viene indicata la fonte di finanziamento solo di 2.363 infermieri (D.L. 34/2020 art.1 c.5) per 94,5 milioni di euro. Per il resto del personale (14.168) il cui costo stimato è di 567 milioni di euro non c’è finanziamento perché le risorse necessarie dovranno essere reperite attraverso una riorganizzazione dell’assistenza sanitaria che dovrebbe produrre i risparmi necessari. Ma le riorganizzazioni che dovranno essere messe in cantiere (riduzione dei ricoveri inappropriati, riduzione del consumo dei farmaci, riduzione degli accessi inappropriati al pronto soccorso, ecc.) molto difficilmente renderanno disponibili gli stanziamenti necessari per questo intervento.

Queste, allo stato attuale, sono le criticità che potrebbero rendere molto problematica la realizzazione di un progetto di riorganizzazione socio-sanitaria territoriale, per il nostro Paese, molto qualificante e atteso.

 

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