Articoli filtrati per data: Novembre 2021

Lunedì, 29 Novembre 2021 10:09

IMU, saldo entro 16 dicembre

Imu 2021 in scadenza. Il 16 dicembre è il termine ultimo per il pagamento dell'Imu

ACCONTO E SALDO 2021

ai sensi dell'articolo 1 della Legge n.160/2019, comma 762 (Legge di Bilancio 2020)
► il versamento della prima rata (acconto) dell'IMU era da effettuarsi entro il 16 giugno 2021.
Il versamento della prima rata è pari all'Imposta dovuta per il primo semestre, applicando l'aliquota e la detrazione stabilite per l'anno precedente.

il versamento della seconda rata deve essere eseguito entro il 16 dicembre 2021 a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno sulla base delle aliquote che sono state stabilite dal Comune.

A causa del protrarsi dell’emergenza derivata dalla pandemia dovuta al virus Covid-19 è possibile che alcuni Comuni abbiano posticipato le scadenze IMU: ad esempio per il Comune di VICENZA è possibile pagare l’ammontare dell’intera imposta dovuta 2021 (anche quella dovuta in acconto) in unica soluzione entro il 16 dicembre 2021 (ad eccezione della quota da versare allo Stato per gli immobili di categoria “D”)

SU QUALI IMMOBILI SI PAGA L'IMU

L'IMU si applica sull'abitazione principale di lusso, classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 o A/9 e relative pertinenze (box, cantina, deposito, ecc.) della stessa.

L'IMU è dovuta inoltre per gli altri immobili: altri appartamenti, altri box, altre cantine, ecc., negozi, uffici, capannoni, aree fabbricabili e terreni agricoli (ad eccezione dei terreni agricoli posseduti nei Comuni “montani” o, in parte, nei Comuni “parzialmente montani” ovvero se il terreno agricolo è posseduto da coltivatori diretti e/o imprenditori agricoli professionali)

Ai fini IMU per usufruire delle "agevolazioni per abitazione principale", è necessario avere la residenza e la dimora nell'appartamento acquistato. Fino a quando non si acquisisce la residenza, l'appartamento acquistato è considerato "seconda casa" ai fini IMU.
Invece ai fini delle imposte erariali (imposta di registro e ipotecarie-catastali) per usufruire delle "agevolazioni prima casa" (pagamento delle imposte in misura ridotta), è necessario acquisire la residenza entro 18 mesi dall'acquisto.

Dal 2016 le abitazioni concesse in comodato ai parenti, godono della riduzione del 50% della base imponibile, purché siano rispettate le seguenti prescrizioni:

  • il comodato deve essere fra i parenti in linea retta di primo grado (genitori, figli);
  • l'immobile oggetto di comodato non deve essere di lusso (quindi non deve appartenere alle categorie catastali A/1, A/8 e A/9);
  • il contratto di comodato deve essere regolarmente registrato;
  • il comodante deve risiedere nello stesso Comune del comodatario, quindi genitori e figli devono risiedere nello stesso Comune;
  • per ottenere il beneficio è necessario che il comodante possieda, oltre all'abitazione principale, un solo altro immobile ad uso abitativo in tutta Italia e nel medesimo Comune;

Per gli immobili concessi in locazione a canone concordato (in qualsiasi Comune), i pagamenti dell'IMU sono dovuti con una riduzione del 25%. Si ricorda altresì che se il contratto concordato viene stipulato in un Comune capoluogo di Provincia o ad alta densità abitativa la riduzione dell’IMU è accompagnata anche da una riduzione delle imposte dirette sia che il contratto sia a tassazione ordinaria Irpef (riduzione del 30% della base imponibile), sia che il contratto sia soggetto alla c.d. cedolare secca (aliquota agevolata del 10% anziché del 21%). E’ soggetto altresì all’aliquota agevolata della cedolare secca al 10% il contratto di locazione concordato stipulato in uno dei Comuni per i quali è stato deliberato, nei cinque anni precedenti il 28 maggio 2014, lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di eventi calamitosi.

Non è dovuta l’IMU 2021 (né l’acconto né il saldo) dalle persone fisiche che possiedono un immobile, concesso in locazione a uso abitativo, che abbiano ottenuto in proprio favore l’emissione di una convalida di sfratto entro o successivamente al 28/02/2020 la cui esecuzione sia stata sospesa. Tali soggetti passivi hanno diritto al rimborso della rata di acconto eventualmente già versata.

La legge di Bilancio 2021 (L. 178/20) ha previsto dall’anno di imposta 2021 la riduzione del 50% dell’IMU dovuta dai pensionati esteri (non devono essere cittadini italiani iscritti AIRE dunque possono essere anche cittadini stranieri) titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia. Chi non ha mai versato dei contributi in Italia non accede al regime pensionistico in convenzione internazionale, quindi, ai fini dell’agevolazione, è necessario aver prestato un’attività lavorativa in Italia. Tale riduzione si applica sull’unica unità immobiliare, purché non locata o data in comodato d’uso, posseduta in Italia a titolo di proprietà o usufrutto da soggetti non residenti nel territorio dello Stato.

Non è dovuta la prima rata IMU per:
a) gli immobili adibiti a stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, nonché gli immobili degli stabilimenti termali (art. 1, comma 599, L. 178/20);
b) gli immobili rientranti nella categoria catastale D/2 e relative pertinenze, agriturismi, villaggi turistici, ostelli della gioventù, rifugi di montagna, colonie marine e montane, affittacamere per brevi soggiorni, case e appartamenti per vacanze, bed & breakfast, residence e campeggi, a condizione che i soggetti passivi siano anche gestori delle attività ivi esercitate (art. 1, comma 599, L. 178/20);
c) gli immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni (art. 1, comma 599, L. 178/20);
d) gli immobili destinati a discoteche, sale da ballo, night-club e simili, a condizione che i relativi soggetti passivi siano anche gestori delle attività ivi esercitate (art. 1, comma 599, L. 178/20);
e) gli immobili rientranti nella categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, a condizione che i soggetti passivi siano anche gestori delle attività ivi esercitate (art. 78, comma 3, D.L. 104/20);
f) gli immobili posseduti dai soggetti passivi destinatari del contributo a fondo perduto disposto dal D.L. n. 41/21 all’art. 1, commi da 1 a 4. Si tratta di soggetti titolari di partita IVA che svolgono attività d’impresa, arte o professione o producono reddito agrario con alcune eccezioni e purché vengano rispettate specifiche condizioni, in termini di limiti di reddito, ricavi o compensi, così come disposto dal decreto in questione ai commi 2, 3 e 4 dell’art. 1. L’esenzione, inoltre, si applica solo agli immobili nei quali i soggetti passivi esercitano le attività di cui siano anche gestori (art. 6-sexies, comma 1, D.L. 41/2021).

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A quali conseguenze vado incontro se come lavoratore non “segnalo” un infortunio o una malattia professionale? E’ una domanda che ci viene spesso posta. Ecco la risposta:

Cosa succede se non segnalo un infortunio sul lavoro

Per quanto riguarda gli infortuni, il caso di Roberto, cameriere in un bar, è purtroppo significativo. Si è rivolto a noi, perché tempo fa, trasportando una cassa di bibite dalla cantina al locale è inciampato in un gradino cadendo rovinosamente per la ripida scalinata. Per scarsa conoscenza dei suoi diritti e infondati timori di avere problemi, Roberto non dichiarò al Pronto Soccorso che la caduta era avvenuta durante il lavoro 

Tutto venne gestito come malattia comune dall’Inps (un lungo periodo di malattia!). Col tempo, le conseguenze dell’infortunio si sono fatte sentire e Roberto accusa dei danni irreversibili. Purtroppo, l’incidente è avvenuto più di tre anni fa e quindi non è più possibile attivare la richiesta di riconoscimento del caso come infortunio all’Inail e far ottenere a Roberto gli indennizzi dovuti. Ricordiamo infatti che il termine entro il quale è possibile segnalare un infortunio lavorativo è di tre anni dalla data dell’evento. Mentre per la malattia comune è prevista solamente un’indennità per il periodo di assenza dal lavoro, in ambito Inail è previsto anche un indennizzo dei postumi permanenti che varia a seconda della percentuale di danno riconosciuta (si va da un indennizzo una tantum per percentuali tra il 6% e il 15%, alla costituzione di una rendita mensile per percentuali a partire dal 16%). 

Cosa succede se non segnalo una malattia professionale

Per quanto riguarda invece le malattie professionali, il problema di una tardiva richiesta di indennizzo è un po’ più complesso perché rimanda anche alla distinzione normativa tra malattie tabellate e non tabellate. Infatti, per le malattie tabellate, il riconoscimento è agevolato, nel senso che è presunto per legge nel momento in cui sussistono tre elementi: la patologia, il tipo di lavorazione indicata nella tabella e un tempo massimo di insorgenza dalla cessazione dell’attività lavorativa a rischio. Se manca uno di questi tre elementi, la malattia non è più tabellata e l’onere della prova ricade sul lavoratore. Per capirci ci vengono in soccorso i casi di Gianfranco e Nicola, due lavoratori (stessa tipologia di lavoro) che si sono rivolti a noi per un problema di ernie discali lombari (patologia prevista nelle tabelle). Tuttavia, pur nella similitudine dei casi, i risultati sono stati – al momento – diversi.  

Gianfranco ha presentato domanda di malattia professionale quando ancora era in attività lavorativa. La malattia professionale è stata riconosciuta e ha ottenuto un indennizzo di circa 21.000 euro dall’Inail. Nicola invece ha presentato domanda quando era già in pensione da quasi tre anni e l’Inail ha respinto la domanda, in quanto la malattia non è considerata tabellata perché ha superato il tempo massimo previsto dalla cessazione dell’attività lavorativa. Per Nicola è stata ora avviata una causa legale (che comporta comunque un’incertezza, tempi più lunghi e costi). Tutto ciò non esclude che si possa comunque presentare una domanda di malattia professionale anche dopo il pensionamento, ma ciò può comportare maggiori difficoltà nell’ottenerne il riconoscimento 

Gli indennizzi per le malattie professionali funzionano come per gli infortuni, e quindi variano rispetto alle percentuali di danno riconosciute (possono esserci indennizzi una tantum, oppure con costituzione di rendita mensile).  

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Lunedì, 29 Novembre 2021 09:28

Smog e Covid-19: una temibile alleanza

LA PIANURA PADANA, TRA LE AREE PIU’ INQUINATE D’EUROPA

E anche Vicenza…

Qualche consiglio pratico per difenderci in questo contesto ambientale

L'Agenzia europea dell’ambiente ci ha comunicato che sulla base dei livelli medi di particolato fine (PM2,5) degli ultimi due anni, le tre città europee che si trovano agli ultimi posti per qualità dell’aria sono Nowy Sacz in Polonia, Slavonski Brod in Croazia e la nostra Cremona che si trova al penultimo posto, cioè al 322 su 323.  Vicenza occupa il posto 320. Ma Vicenza e Cremona sono in buona compagnia con, Brescia che occupa la posizione 315, Pavia 314, Venezia 311, Piacenza 307, Bergamo 306, Pavia 314, Piacenza 307, Treviso 304, Milano 303, Torino 298, Verona 294, Ravenna 291, Modena 287Non a caso quasi tutte le città italiane con peggior qualità dell'aria si trovano nella pianura padana, e occupano i posti tra 322 e 287.

L’inquinamento dell'aria fino a qualche anno fa caratteristica dei mesi invernali, è ormai diventato cronico e l'emergenza smog non conosce più stagioni; il picco di polveri sottili nell’aria non aspetta l'inverno, si manifesta in primavera e poi in autunno, complici i cambiamenti climatici e poi la mancanza di interventi strutturali da parte di regioni e sindaci per arginare il problema.

In Veneto, a causa della somma degli effetti generati dalle diverse sorgenti di emissione in atmosfera e dalle condizioni atmosferiche di elevata stabilità e scarsa circolazione dei venti, si rilevano superamenti ripetuti del valore limite giornaliero per il particolato PM10 e PM2,5 soprattutto nel periodo invernale. Tali condizioni sono comuni a tutte le regioni del Bacino Padano, tra cui oltre al Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, che hanno siglato, insieme al Ministero dell’Ambiente, un Nuovo Accordo di Bacino Padano. Il documento, firmato a Bologna il 9 giugno 2017, prevede una serie di impegni da parte delle Regioni finalizzati all'adozione di limitazioni e divieti, principalmente nel settore dei trasporti, della combustione di biomassa per il riscaldamento domestico e dell’agricoltura, allo scopo di contenere il numero di superamenti del valore limite giornaliero. Questo ha rappresentato sicuramente un passo avanti nella lotta per un'aria meno tossica ma con risultati purtroppo ancora lontani dal farci stare tranquilli.

 L'inquinamento dell'aria causa, soprattutto alle persone più fragile, i bambini, gli anziani e i malati cronici, problemi ai polmoni, il primo bersaglio, come asma, bronchiti, enfisema, ma numerosissimi studi scientifici da vario tempo ormai hanno confermato il collegamento tra l’esposizione allo smog e molte altre patologie, come attacchi di cuore, ictus, tumori, demenze, malattie renali e diabete, oltre ad avere effetti dannosi anche sul feto durante la gravidanza. Lo smog è causa diretta o concausa, ogni anno in Italia, di 34 mila morti. Lo ha calcolato l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel suo ultimo rapporto sulla qualità dell’aria. E l’Agenzia europea per l’ambiente conferma che siamo il primo Paese per decessi da biossido di azoto, uno dei veleni che veicoli e caldaie mescolano silenziosamente ai 10 mila litri d’aria che inaliamo ogni giorno.

E, come se non bastasse, l'inquinamento dell’aria aumenta il rischio di sviluppare sintomi anche gravi in caso di Covid-19, di ricovero ospedaliero e in terapia intensiva. Lo smog, secondo un importante recente studio scientifico, non favorisce l'infezione, ma mette a rischio di una malattia più grave quando l'infezione avviene. È quanto emerge dallo studio condotto presso il Barcelona Institute of Global Health e pubblicato recentemente sulla rivista Environment Health Perspectives.

In passato diversi studi avevano già dimostrato un collegamento tra inquinamento dell'aria e Covid, ma nessuno finora era riuscito a valutare in che modo lo smog favorisca la malattia, se aumentando i contagi o aumentando i sintomi e la gravità di essi. Gli esperti hanno considerato 9.605 persone tra cui 481 casi confermati di Covid (5%). È emerso che a una maggiore esposizione a ossido di azoto e polveri sottili corrispondono maggiori concentrazioni di anticorpi (un indicatore di elevata carica virale e anche di sintomi più forti dell'infezione). In tutti i casi è stata trovata un'associazione tra alti livelli di inquinanti e malattia (presenza di sintomi), in particolare per i casi più gravi che finiscono in ospedale e terapia intensiva. L'associazione con il particolato fine e malattia è risultata particolarmente forte per i maschi over 60 e per coloro che vivono in aree disagiate dal punto di vista socioeconomico.

Di fronte ai vecchi e nuovi rischi per la nostra salute provocati dall'inquinamento dell'aria che respiriamo, soprattutto nel corso della nostra vita all’aperto, in particolare in questi mesi in cui sono maggiori le concentrazioni di inquinanti, è perciò importante fare molta attenzione anche alle nostre abitudini, ai nostri stili di vita e alle scelte di prevenzione che operiamo. 

  • Teniamo presente che le mascherine che indossiamo all'aperto per proteggerci dal Covid possono proteggerci anche dagli inquinanti ma non tutte allo stesso modo. Vanno bene le chirurgiche ma le FFP2 hanno un potere filtrante molto maggiore.
  • Camminare (e correre per i più giovani e sportivi) fa bene ma d’inverno è meglio farlo solo quando è brutto tempo. Le giornate migliori per correre in città (parchi compresi) durante l’inverno sono quelle di pioggia e in generale di condizioni meteorologiche avverse. Il brutto tempo (con il vento, la pioggia, la neve) contribuisce a eliminare il particolato dall’atmosfera;
  • Gli orari di uscita migliori per bambini e anziani sono a metà giornata dato che a queste ore vengono rilevate le concentrazioni più basse di inquinanti;
  • Evitare sempre le strade più trafficate, sia quando si è a piedi sia quando si è in auto, per restare meno tempo possibile esposti alle emissioni;
  • Se si va al bar o al ristorante, preferire di stare all’interno in ambiente chiuso e climatizzato e mai seduti ai tavolini esterni lungo strade trafficate;
  • E ricordiamoci che la vaccinazione contro il Covid-19 è un'arma importante di prevenzione individuale e collettiva, che ci protegge (soprattutto i ragazzi e gli anziani) anche dalle conseguenze peggiori di una eventuale infezione da Covid-19, favorita dall' inquinamento atmosferico.
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Giovedì, 25 Novembre 2021 08:44

Campagna fiscale 2022 - ricerca personale

Acli Service Vicenza Srl ricerca operatori/trici per la prossima Campagna Fiscale 2022.

Si richiede esperienza pregressa di almeno due anni nello stesso ruolo.

Sede di lavoro: Vicenza, Bassano del grappa

Si prega di inoltrare il proprio curriculum all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Dichiarazione di Successione

 
La Dichiarazione di Successione deve essere presentata dagli eredi per comunicare all’Agenzia delle Entrate il passaggio di proprietà di determinati beni o della titolarità di capitali appartenuti in vita alla persona deceduta.

Dev’essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione che, generalmente, coincide con la data del decesso.
 

Chi deve presentare la Dichiarazione di Successione?

Sono obbligati a presentare la Dichiarazione di Successione:
  • gli eredi, i chiamati all'eredità e i legatari (purché non vi abbiano espressamente rinunciato o - non essendo nel possesso dei beni ereditari - chiedono la nomina di un curatore dell’eredità, prima del termine previsto per la presentazione della Dichiarazione di Successione) o i loro rappresentanti legali;
  • gli immessi nel possesso dei beni, in caso di assenza del defunto o di dichiarazione di morte presunta;
  • gli amministratori dell’eredità;
  • i curatori delle eredità giacenti;
  • gli esecutori testamentari;
  • i trustee.

Attenzione: anche se più persone sono obbligate alla presentazione della dichiarazione, è sufficiente presentarne una sola, quindi un solo modello valido per tutti.

Ci sono comunque dei casi in cui si è esonerati. Non c'è infatti l’obbligo di dichiarazione se si verificano entrambe le seguenti condizioni:

  • l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta del defunto;
  • l'attivo ereditario ha un valore non superiore a 100.000 euro e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari.

 

Grazie all’esperienza e alla professionalità dei suoi operatori, assiste gli eredi nella preparazione della documentazione necessaria, nella compilazione della dichiarazione di successione, nella predisposizione delle volture catastali e nel calcolo delle imposte dovute.

Come prendere appuntamento ?

Clicca qui per verificare i 4 modi per prendere appuntamento e scarica da qui i documenti necessari.

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La pensione di vecchiaia è quell’istituto che permette a tutti ai lavoratori, sia dipendenti che autonomi, di raggiungere la pensione con almeno 20 anni di contributi e 67 anni di età anagrafica, confermati anche per l’anno 2021. Questi sono i due requisiti richiesti, ma solo per chi ricade nel sistema retributivo o in quello misto. 

Tale normativa varia per quei lavoratori che hanno iniziato a versare contributi solo dal 1 gennaio 1996 e mai prima: lavoratori con la contribuzione versata solo nel sistema contributivo. 

Infatti per questi lavoratori, il cui primo accredito contributivo decorre dal 1° gennaio 1996, è possibile ottenere la pensione al perfezionamento degli stessi requisiti anagrafici e contributivi previsti per i lavoratori nel sistema retributivo o misto.  

Tuttavia, a differenza di questi ultimi, per conseguire il diritto alla pensione di vecchiaia, oltre alla presenza del requisito contributivo di 20 anni e del requisito anagrafico di 67 anni, devono soddisfare un altro requisito:  avere un importo della pensione superiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale. Per il 2021 devono superare la cifra lorda di 690,42 euro. 

In caso contrario possono accedere al trattamento di vecchiaia al compimento di 70 anni di età con almeno 5 anni di contribuzione “effettiva” (cioè obbligatoria, volontaria e da riscatto), con esclusione della contribuzione accreditata figurativamente a qualsiasi titolo, a prescindere dall’importo della pensione. Anche il requisito anagrafico di 70 anni è soggetto agli adeguamenti in materia di stima di vita (nel 2021 sono quindi necessari 71 anni). 

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Gli operatori del Patronato Acli sono a tua per richiedere il supplemento di pensionePrenota il tuo appuntamento oppure trova la sede a te più vicina, ti aspettiamo!

Katia Marazzina   

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La delusione e la protesta dei giovani per i risultati della Cop26, che chiedono l’adozione di misure concrete soprattutto a favore delle popolazioni che stanno subendo gli effetti devastanti del cambiamento climatico

NON SI PU0' RISOLVERE UNA CRISI CON GLI STESSI METODI CHE L'HANNO CAUSATA

In tutto il mondo ci si mobilita, in queste settimane, per organizzare marce di protesta e di sensibilizzazione sul tema dei cambiamenti climatici. I militanti ambientalisti lanciano appelli ad agire per evitare il peggio e per spingere i governanti alla  concretezza. Si è marciato non solo a Glasgow in contemporanea alla COP26 ma anche in  molte altre piazze di tutto il mondo: Sidney, Parigi, Londra, Dublino, Stoccolma  Nairobi, Città del Messico e in decine di altre città di tutti i continenti: oltre 200  appuntamenti secondo quanto comunicato dalla Cop26 Coalition, che ha messo insieme gli  organizzatori dei diversi Paesi. La parola d’ordine sembra essere sempre la stessa: “giustizia climatica”, da raggiungere con misure immediate soprattutto a favore di quelle popolazioni che subiscono già adesso gli impatti del surriscaldamento globale, a partire dai Paesi più poveri.

Nei giorni scorsi mentre era in corso la Cop26, Glasgow è stata invasa dai oltre 25 mila Fridays for Future di tutto il mondo che hanno sicuramente portato alla conferenza un contributo anche gioioso e rumoroso che ha avuto il suo apice, sabato 6 novembre quando si è svolta la lunga marcia nello splendido scenario di Kelvingrove Park,  fino alla centralissima George Square. Oltre 200 mila, secondo alcuni 300 mila persone, in prevalenza giovani con alla testa del corteo tante donne e ragazze provenienti dal Sud del mondo e alcuni esponenti delle comunità indigene dell’Amazzonia.  E' stata molto significativa la scelta di fare aprire il corteo da coloro le cui voci vengono sistematicamente ignorate e che invece in occasione della Cop26 di Glasgow hanno avuto l’opportunità di ricordare al mondo quali sono gli effetti della crisi climatica. E di ricordarci che l’attivismo si paga non raramente anche con la vita, come è accaduto a Samir Flores, giovane messicano ucciso nel 2019 per essersi opposto al mega progetto energetico “Proyecto Integral Morelos” avversato dalle popolazioni indigene danneggiate dalla sua realizzazione.
Una sorte tragica come quella di Samir, ricordato da Sofia Gutierrez alla fine della marcia, è toccata lo scorso anno in Colombia a ben 65 difensori dell’ambiente e delle comunità, che hanno pagato con la vita il loro impegno.

Proprio il presidente colombiano Iván Duque è stato tra i più attivi alla Cop26, dove invece non si è presentato Jair Bolsonaro, presidente del Brasile, bersaglio di cori durante la manifestazione e additato come responsabile di un vero e proprio genocidio sia dei nativi dell’Amazzonia, dove la deforestazione prosegue senza sosta a tutto vantaggio delle imprese private, sia del suo popolo, a causa della gestione fallimentare della pandemia. Boris Johnson, tramite il suo portavoce ha fatto sapere di comprendere «il forte sentimento dei giovani sul cambiamento climatico», tuttavia «saltare le lezioni è estremamente dannoso in un tempo in cui la pandemia da Covid ha già avuto un enorme impatto sul loro apprendimento». Appelli caduti nel vuoto, almeno a Glasgow, dove alla marcia c'erano tantissimi ragazzi e bambini arrivati con le loro famiglie, quasi tutti con il loro pezzo di cartone a mo’ di cartello con su scritto «no more blah blah blah», per riecheggiare le parole di Greta sulla vuota retorica dei governi del Pianeta.

Una invasione, dunque, quella di Glasgow, gioiosa nelle apparenze e nei cartelli variopinti ma molto pesante nei commenti e nelle dichiarazioni dei vari portavoce e leaders dei  Fridays for Future:  “Ci siamo fatti 15 ore di treno da Torino perché siamo convinti che questa Cop sia l’ultima occasione per invertire la rotta e fermare la crisi climatica”,  ha spiegato  un portavoce dei  giovani italiani. “Dobbiamo diminuire le nostre emissioni del 7% ogni anno per restare sotto gli 1,5 gradi di aumento della temperatura media globale. Se rimandiamo ogni decisione all’anno prossimo, probabilmente sarà troppo tardi”.  Tra gli attivisti è andata via via crescendo la convinzione che quella di Glasgow sia stata l’ennesima occasione persa. Per esempio, Marta dei Fridays for Future polacchi non crede che il governo di Varsavia abbia realmente intenzione di smettere di usare il carbone, come promesso. “Hanno già dichiarato che, non essendo un Paese sviluppato, possono aspettare fino al 2040 per dire addio al carbone. Noi non possiamo attendere tutto questo tempo!”. L’ugandese Vanessa Nakate considerata il braccio destro di Greta, rivolgendosi ai governanti, si è chiesta ad alta voce “quanti altri di questi eventi si dovranno tenere finché non si renderanno conto che la loro inazione sta distruggendo il Pianeta?”. E ha sottolineato che «storicamente, l’Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali. Greta Thunberg, non ha voluto prendere la scena del corteo ed è rimasta nelle retrovie, ma prima di lasciare Glasgow  ha lanciato le sue pesanti accuse:  la Cop26 è un fallimento totale, un mero esercizio di pubbliche relazioni, perché non si può risolvere una crisi con gli stessi metodi che l’hanno causata”. E ancora “Il re è nudo, la storia giudicherà severamente questi governanti incapaci di dare inizio ad un vero cambiamento di modello”.

Spenti i riflettori sulla presenza sul palco dei grandi del pianeta, e dei giovani sulle strade e piazze di Glasgow, le commissioni della Cop 26 hanno continuato i lavori e secondo alcuni osservatori alcuni passi avanti sono stati fatti. Come, ad esempio, sullo sfruttamento energetico del carbone,

Oltre 40 Paesi tra cui l'Italia, e alcune decine di organizzazioni, hanno concordato di abbandonare gradualmente l’utilizzo di energia elettrica a carbone, e di smettere di investire nella costruzione di nuovi impianti: entro la decade 2030 le economie maggiori e in quella del 2040 per le nazioni più povere.

La mancanza di grandi leader come Russia e Cina è stata sicuramente deludente come pure preoccupanti le affermazioni del premier indiano Modi sulla riduzione delle emissioni del suo Paese nel 2070, in ritardo di 20 anni sull'obiettivo del 2050.

Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, ospite recentemente di una rete televisiva, ha affermato che “Il risultato più grande di questa Cop26 è l’enorme interesse anche dei capitali privati in questa enorme sfida, perché abbiamo capito che il cambiamento climatico si può combattere solo insieme, consapevoli che la lotta per il clima è un fatto di giustizia globale".  Ed è sicuramente buona la notizia di questi giorni che sempre il ministro Roberto Cingolani, voglia provare a rendere permanente e a scadenza annuale l’evento Youth4Climate svoltosi a Milano a fine settembre scorso  che ha rappresentato un'esperienza straordinaria per molti dei 400 giovani delegati dai quasi 200 Paesi di tutto il mondo, riuniti  per affrontare le principali urgenze e priorità dell’azione climatica.

Ma si sente ancora forte l'eco del disappunto dei giovani per l'incapacità soprattutto di chi più inquina e deturpa la natura e l'ambiente ed ha in mano le sorti del pianeta, di assumere scelte responsabili, coraggiose e tempestive.

Nelle prossime settimane avremo un quadro più chiaro dei veri risultati raggiunti dalla Cop26.

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