28 Marzo
Sei in:
Domenica delle Palme anno C «Ho tanto desiderato mangiare
questa Pasqua con voi, prima della mia passione» (Lc 22,15)
«Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò (Lc
22,1423,56)
Nel cenacolo Quando venne l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli
apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con
voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché
essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e
disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo
momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio».
Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il
mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver
cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova
alleanza nel mio sangue, che è versato per voi». «Ma ecco, la mano di colui che
mi tradisce è con me, sulla tavola. Il Figlio dell’uomo se ne va, secondo
quanto è stabilito, ma guai a quell’uomo dal quale egli viene tradito!». Allora
essi cominciarono a domandarsi l’un l’altro chi di loro avrebbe fatto questo.
E nacque tra loro anche una discussione: chi di loro fosse da considerare più
grande. Egli disse: «I re delle nazioni le governano, e coloro che hanno potere
su di esse sono chiamati benefattori. Voi però non fate così; ma chi tra voi è
più grande diventi come il più giovane, e chi governa come colui che serve.
Infatti chi è più grande, chi sta a tavola o chi serve? Non è forse colui che
sta a tavola? Eppure io sto in mezzo a voi come colui che serve. Voi siete
quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un
regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla
mia mensa nel mio regno. E siederete in trono a giudicare le dodici tribù di
Israele. Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il
grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una
volta convertito, conferma i tuoi fratelli». Pietro gli disse: «Signore, con te
sono pronto ad andare anche in prigione e alla morte». Gli rispose: «Pietro, io
ti dico: oggi il gallo non canterà prima che tu, per tre volte, abbia negato di
conoscermi». Poi disse loro: «Quando vi ho mandato senza borsa, né sacca, né
sandali, vi è forse mancato qualcosa?». Risposero: «Nulla». Ed egli soggiunse:
«Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così chi ha una sacca; chi non ha spada,
venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico: deve compiersi in me
questa parola della Scrittura: “E fu annoverato tra gli empi”. Infatti tutto
quello che mi riguarda volge al suo compimento». Ed essi dissero: «Signore,
ecco qui due spade». Ma egli disse: «Basta!».
Sul monte degli ulivi Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi;
anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non
entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde
in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!
Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo
dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il
suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra. Poi, rialzatosi
dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza.
E disse loro: «Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in
tentazione».
Mentre ancora egli parlava, ecco giungere una folla; colui che si chiamava
Giuda, uno dei Dodici, li precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Gesù gli
disse: «Giuda, con un bacio tu tradisci il Figlio dell’uomo?». Allora quelli
che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: «Signore,
dobbiamo colpire con la spada?». E uno di loro colpì il servo del sommo
sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo:
«Lasciate! Basta così!». E, toccandogli l’orecchio, lo guarì. Poi Gesù disse a
coloro che erano venuti contro di lui, capi dei sacerdoti, capi delle guardie
del tempio e anziani: «Come se fossi un ladro siete venuti con spade e bastoni.
Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete mai messo le mani su di me; ma
questa è l’ora vostra e il potere delle tenebre».
Nella casa del sommo sacerdote e nel Sinedrio Dopo averlo catturato, lo
condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo
seguiva da lontano. Avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano
seduti attorno; anche Pietro sedette in mezzo a loro. Una giovane serva lo vide
seduto vicino al fuoco e, guardandolo attentamente, disse: «Anche questi era
con lui». Ma egli negò dicendo: «O donna, non lo conosco!». Poco dopo un altro
lo vide e disse: «Anche tu sei uno di loro!». Ma Pietro rispose: «O uomo, non
lo sono!». Passata circa un’ora, un altro insisteva: «In verità, anche questi
era con lui; infatti è Galileo». Ma Pietro disse: «O uomo, non so quello che
dici». E in quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il
Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola
che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai
tre volte». E, uscito fuori, pianse amaramente.
E intanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo deridevano e lo
picchiavano, gli bendavano gli occhi e gli dicevano: «Fa’ il profeta! Chi è che
ti ha colpito?». E molte altre cose dicevano contro di lui, insultandolo.
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i capi
dei sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al loro Sinedrio e gli
dissero: «Se tu sei il Cristo, dillo a noi». Rispose loro: «Anche se ve lo
dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma d’ora in poi
il Figlio dell’uomo siederà alla destra della potenza di Dio». Allora tutti
dissero: «Tu dunque sei il Figlio di Dio?». Ed egli rispose loro: «Voi stessi
dite che io lo sono». E quelli dissero: «Che bisogno abbiamo ancora di
testimonianza? L’abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».
Nel tribunale di Pilato e nel palazzo di Erode Tutta l’assemblea si
alzò; lo condussero da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato
costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a
Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il
re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei
sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma
essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea,
dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se
quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò
a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava
vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto
da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla.
Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano
nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece
beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In
quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro
vi era stata inimicizia.
Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi
avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato
davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo
accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto
nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in
libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui!
Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una
rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché
voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo!
Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto
costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo
rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse
crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro
richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in
prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al
loro volere.
Sul Calvario Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di
Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro
a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si
battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di
loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi
stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le
sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”.
Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline:
“Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno
secco?».
Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano
malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i
malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona
loro perché non sanno quello che fanno».
Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i
capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui
il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano
per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te
stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva
te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun
timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché
riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha
fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo
regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del
pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a
metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio
spirito». Detto questo, spirò.
La sepoltura Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio
dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era
venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne
tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano
seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.
Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto.
Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di
Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò
a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un
lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era
stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci
del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano
Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù,
poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato
osservarono il riposo come era prescritto.



